Clocharme

Quando, incuriosito dal cogliere la sottile, quasi impercettibile, ma netta, quantomeno nell’immaginario collettivo, differenza tra le definizioni di clochard e barbone ho aperto La Treccani, ho letto semplicemente “…barbone, mendicante, vagabondo.

A ben vedere, invece, il clochard si carica di un’aura di nobiltà, non una semplice traduzione in francese del quasi intollerabile barbone, che rimanda troppo spesso e quasi esclusivamente ad un fastidioso impatto olfattivo, ad un senso di colpevole nullafacenza, piuttosto che allo stato d’abbandono, al taglio netto che più o meno spontaneamente e consapevolmente questi opera nei confronti del passato. 

Immediata è la connessione mentale tra clochard e stazioni ferroviarie, luoghi che divengono vere e proprie dimore, domicili nel senso strettamente civilistico del termine, luoghi in cui la persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi, interessi non solo di natura economica, ma anche personale e sociale, luoghi in cui più in generale si svolge l’intera vita della persona fisica.

E quale bisogno più importante se non l’amore?

Il reportage parte proprio da questo: racconta dell’amore tra due giovani clochard nella cornice della solitudine della Stazione Prenestina.

Sul ciglio della strada, tra i cartoni che fan da letto, un uomo giace. Non più il calore di una casa, di una vita rassicurante ad accompagnarlo. Stringe però a sé il suo tutto, la sua compagna di vita, nell’esplicazione più verace dell’inflazionato “due cuori e una capanna”.

Giacciono illuminati dalla fioca luce lunare, coloro che tutto han deciso d’abbandonare, da tutto han deciso d’estraniarsi…ma hanno deciso di farlo insieme.

 

Da un’idea di: Orlando Guarnieri

Fotografo: Francesco Guarnieri

Make-up Artist: Emily Francesconi

Modelli: Martina Califano – Giovanni De Toma